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	<title>Commenti a: il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era [III]</title>
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	<description>topografie mentali</description>
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		<title>Di: marco</title>
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		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 11:12:00 +0000</pubDate>
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		<description>Un discorso fatto da un uomo ricco e potente di quella generazione. Sembra oggi incredibile, ma anche quello è stato il 68 che (per chi ci ha creduto) ha fatto nascere sogni e aspettative ahimè travolte successivamente... da pallottole prima e globalizzazione poi.

&quot;Non troveremo  mai un fine per la nazione, né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e della pubblicità sulle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza, per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.
 Cresce con  la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della nostra educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere.  
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.&quot;

Robert Kennedy	18-03-1968</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un discorso fatto da un uomo ricco e potente di quella generazione. Sembra oggi incredibile, ma anche quello è stato il 68 che (per chi ci ha creduto) ha fatto nascere sogni e aspettative ahimè travolte successivamente&#8230; da pallottole prima e globalizzazione poi.</p>
<p>&#8220;Non troveremo  mai un fine per la nazione, né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.<br />
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).<br />
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e della pubblicità sulle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.<br />
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza, per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.<br />
 Cresce con  la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.</p>
<p>Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della nostra educazione o della gioia dei loro momenti di svago.<br />
Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere.<br />
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.<br />
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.<br />
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.&#8221;</p>
<p>Robert Kennedy	18-03-1968</p>
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