archivio per dicembre, 2007

kinkaleri: ad ovest della tua morte

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Strappi improvvisi della realtà come illuminazioni: l’arte non contribuisce più all’interpretazione del reale. Essa è – semplicemente – in un atto.
In una sequenza di morte.
O in un eccesso di violenza rabbiosa ed ingiustificata.
L’estetica di Kinkaleri è un’azione diretta sulla ghiandola pineale. Stimolazione sensoriale pura con al centro l’imprevedibilità dell’azione. O la sua assoluta prevedibilità, ottenuta nella reiterazione di gesti e fatti insoliti ma dalle apparenze del tutto ordinarie.
Atti che diventano reagenti chimici, creando una interazione sottile ed imprendibile col reale e liberandone l’immagine latente, come pellicole o daggherotipi mentali.
È questo il gioco di WEST, progetto giunto alla sua ultima tappa con una sessione di riprese a New York a fine novembre, ed il cui esito sarà una videoinstallazione, sorta di sequenza casuale di interruzioni di vita. L’idea è semplice: nel contesto urbano occidentale filmare finte morti, cadute concertate quasi per caso con passanti più o meno consapevoli.
È il gioco della presenza. Essere qui ed ora e chiedere ad uno sconosciuto di simulare un improvviso decesso: gesto normale per un bambino ma che per un adulto si rende reale e dunque possibile solo nella protezione della finzione, dentro la scatola ottica dello schermo, dentro ad un caleidoscopio di sicurezza.
Una serie di e-mail dà l’appuntamento: vi si legge

« VIDEOCAMERA X, SAT 24 Nov 2007
10:30 am – Battery Park: at the entry of Battery Park, corner Battery Pl. / Greenwich Street
02:30 pm – South Street Seaport: corner Fulton Market / South Street »

Appuntamenti al buio, dettati da una intenzionalità o semplicemente dalla compresenza, hic et nunc, di corpi cittadini.
Quante compresenze si contano nelle nostre città?
Infinite.
Eppure ce ne accorgiamo solo quando esse si realizzano con un individuo conosciuto, con qualcuno che ci è già noto e che ha già condiviso una parte anche minima della nostra storia.
Ma non è più straordinario che io e te mai visti prima d’ora siamo nello stesso bar?
Non è straordinario pensare a come vite che non si sono mai scontrate, improvvisamente cadano nello stesso punto, in una contemporaneità, provenienti ciascuna da un suo percorso, da una sua strada, da una sua sequenza di esperienze tutte individuali?
La città occidentale scorre sempre nella stessa direzione e noi, come fibre tirate dalla corrente di questo fiume, la seguiamo.
E se ci fermassimo?
Presenze ed azioni, organizzate sempre più in maniera verticale, sincronica: ecco cos’è la metropoli.
E se ci fermassimo?
E se guadagnassimo una posizione orizzontale?
Restare a guardare la città e crollare, mentre la città continua a guardarci ed a scorrere, indifferente: chiedere un gesto antico (eppure nuovissimo), un gesto superfluo, ad uno sconosciuto. Ottenerlo e fissarlo nella labilità del video ed acquisire la coscienza di quanto sia superfluo ciò che il nostro mondo spaccia per necessario.
Rompere il ritmo ed uscire dalle sue necessità: un atto di forza che però rinuncia all’eroismo per parlare solo in termini di storia minima.
Storie minime di morte.
Perché anche la morte, nel nostro presente, è routine e messa in scena. La morte, nel nostro occidente, ha rinunciato alla ferinità, al rito, al tragico, al magico. La morte è una interruzione, staccare il filo, perdere il ritmo.
Quelle di Kinkaleri sono decessi che operano in autonomia, privi di qualsivoglia componente comportamentale o interpretativa; morti prive di un senso antropologico, “ultime cadute possibili” in un mondo che, visto con appena un millimetro di scarto all’esterno, ci sembra sempre più improbabile.

alé hop – cambiamo pelle

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cambiopelle - photorights artMobbing

Stanco della sua, artmobbing ha deciso di cambiare pelle a paris mushrooms.
nella crisi della scrittura, una scusa, quella del disegno e del ghirigoro, per procastinare le parole ed allontanarsi dal foglio (se pure virtuale foglio).
Qualcuno è tornato, spesso, forse sgomento per l'assenza di scrittura.
altri nuovi sono sopraggiunti, forse lamentando la dispersione e considerando il tutto come relitto digitale. Cadavere di bit.
ma erano comunque pochi.
e vanitosi come artmobbing quando si sente bene.
come ora.
e allora.
Paris mushrooms cambia di pelle ma non di cerebro.
nelle ossa dei piedi c'è spazio per un qualche centinaio di diapositive in più.
nella mente rettangoli 10*15 bordatibianchematte.
e poi, forse, il ritorno – lento, ahinoi – della scrittura.
perché ci vuole disciplina, e null'altro.
lo disse un tale Adrien. Che forse aveva letto Festa Mobile.
che forse era più metodico di quanto non lo facesse sembrare la sua giacca di pelle nera consunta e pertanto mezza grigia.

"Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi fare altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai". Allora scrivevo finalmente una frase sincera, e poi continuavo da lì. Era facile, allora, perché c'era sempre una frase sincera che conoscevo o che avevo visto o avevo sentito dire da qualcuno. Se cominciavo a scrivere in modo complicato, o come unmo che introduce o presenta qualche cosa, scoprivo di poter tagliare quella voluta o quel fronzolo e gettarlo via e cominciare con la prima frase semplice e sincera che avevo scritto. Su in quella stanza decisi che avrei scritto un racconto su ogni cosa che conoscevo. Cercavo di farlo per tutto il tempo che scrivevo ed era un'eccellente, rigida, disciplina.

tutti uomini spam

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copyright - ArtMobbing - rk22.com
Si dice da tempo che il futuro del Web sarà il mainstream.
Il ritorno al terminale senza intelligenza. Una macchina poco più potente di un televisore che accede e modifica dati situati su altri server, che fanno il lavoro per lui.
Elaboro un foglio di calcolo o un documento in linea, sulle macchine di qualcun altro.
Ed i dati passano in copia unica in uno spazio totalmente virtuale.
Microsoft e Google e tanti altri hanno subito fiutato il business. Oggi è già possibile lavorare in linea e fare dei propri dati qualche cosa di più volatile ancora. Qualcosa che non corrisponde più neanche allo spazio “simbolico” del disco fisso.
Dicono che il mainstream sia la soluzione alla pirateria telematica.
Utilizzo un programma come photoshop in linea, e sono obbligato a pagare un abbonamento direttamente al produttore.
E dicono pure che il mainstream aumenterà la capacità partecipativa della rete.
Funzioni come l’antispam saranno demandate agli utenti.
Così come in questo momento sto contribuendo alla stesura dei contenuti di questo sito, in futuro (ma già oggi) farò da piccolo ingranaggio. Da microfiltro che sommato ad altri milioni di microfiltri effettua una operazione molto più efficiente di qualsiasi altra macchina.
E’ il web 2.0. Quello che farà incassare tanti soldi ai trust di sempre, ma con il minor numero di risorse umane, sostituite da quelli che produrranno per altri, in una immensa azione di volontariato.
Come hanno dimostrato youtube e myspace, il content manager non è più affare su cui investire. Il contenuto lo fa l’utente: quel che conta è guadagnarsi una posizione di rilievo sul mercato. Conquistare la distribuzione senza pagare il prodotto che si distribuisce.
Pensiamo a gmail, il servizio di posta elettronica di google centrato sul web, che ha scalzato i tradizionali programmi di posta elettronica dando definitivamente la spinta alla trasformazione del mondo della messaggeria verso il totally web oriented.
In gmail ciò che con outlook ed i suoi colleghi era impossibile è ormai un gioco da ragazzi: basta che un gruppo di utenti cominci a segnalare come spam un messaggio, che in poco tempo questo viene riconosciuto come tale dal gruppo PLANETARIO di utenti gmail.
Nessuna censura (il gruppo PLANETARIO non rappresenta interessi specifici), semplicità d’uso, ed un numero ridottissimo di operazioni da parte del gestore.
E con in tasca la carta di poter vendere, un domani, le basi dati contenenti gli identificativi dello spam, esattamente come accade con la distribuzione delle liste di indentificazione dei titoli dei CD in cddb.
Ogni uomo sarà un uomo-spam.
E la rete si sostituirà all’intelligenza assumendo comportamenti imprevedibili.
Quello che bisogna chiedersi è se il mainstream, più che un sistema per salvarci dalla fastidiosa pulizia della posta elettronica non sia un passo ulteriore verso il disastro delle conoscenze. L’accentramento, cioè, di tutte le informazioni in un unico lucente server mondiale, nel quale diventi realtà il delirio del regime che voglia cambiare il passato.