archivio per maggio, 2007

tre sorelle senza mezzi toni

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trois soeurs
Non avevamo proprio bisogno di questa versione delle Tre sorelle di Čechov proposta dal Théâtre de la Colline dal 22 maggio al 23 giugno.
Non avere bisogno di uno spettacolo: definizione che va rigorosamente applicata a un certo tipo di teatro di cui questa lettura čechoviana di Stéphane Braunschweig è un esempio più che ludico. Nulla non va nello spettacolo: la recitazione è discreta in tutte le parti, la regia piuttosto equa, la durata possibile. Solo la scena, in fondo, è di livello più basso di quello medio, con qualche lapsus di cattivo gusto nelle sedie sfacciatamente IKEA, o nella idea un po’ trita delle inquadrature per punti di vista successivi a dividere i quadri di cui il testo di Čechov si compone in angolazioni di una stessa ricostruzione mentale della casa al centro delle vicende.
La stessa regista, scrive nel quaderno di sala «difficile de se départir de cette sensation que la pièce livre le portrait parfaitement daté d’une société depuis longtemps disparue, comme engloutie par le raz de marée de la modernité et rendue obsolète par l’accélération fulgurante de l’Histoire au XXe siècle» ammettendo così una sconfitta, quasi a giustificare un anacronismo.
Il testo è invece di folgorante attualità: la società rurale è in realtà una società provinciale, e quello che si consuma nella trama è lo scacco al positivismo, tema quanto mai urgente nelle società postmoderne e tecnocratiche di cui siamo parte.
Per fare Čechov bisogna essere russi, del resto: quello che manca qui è la tonalità media, propriamente slava, che maggiormente ha fatto il fascino dello scrittore. Epopea di smacchi e fallimenti, questo dramma si articola su scene, fotografie uscite dal tempo della narrazione, in personaggi trasparenti come meste rivelazioni di un futuro irrealizzabile.
La lenta e lasciva noia delle tre sorelle non ammette esplosioni se non nel breve spazio di un istante e trasforma la malinconia in un male sottile, un fumo, un nefasto magnetismo di cui non si conoscono né ragioni né intenti, sebbene prima o poi arrivi il colpo di pistola risolutivo.
L’esistenza si appiattisce come in una insensatezza sognante che qui è del tutto assente.
La versione che abbiamo visto nel teatro di pl. Gambetta si preoccupa delle motivazioni, delle intenzioni della narrazione, della consequenzialità degli avvenimenti. Ogni dettaglio ed angolo della camera oscura viene illuminato, privando il testo del suo enigma. A dare un colpo di spalla alla sottile magia čechoviana contribuisce anche la nuova traduzione di cui si è avvalsa la Braunschweig, uscita dal pugno di Françoise Morvan e André Markowicz per i quali è risolutiva la preoccupazione per un linguaggio contemporaneo il quale se proprio non pesca dall’argot francese ne riprende alcune frequenze.
Un’uscita dai mezzi toni che vorrebbe farla finita col giudizio di Stanislavskij, ma che poi se ne pente, introducendo qualche timido cinguettìo qua e là (ricordiamo che la regia del Teatro D’Arte era alle orecchie di Checov insopportabilmente colma di brusii e suoni ambientali) e non rendendo infine giustizia al lodevole impegno degli attori, fra cui spicca l’interessante evoluzione di Andrej, interpretato da Sharif Andoura.

L’incidente della conoscenza

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incidente della conoscenza
photocredits – artMobbing – rk22.com

Se è vero che un messaggio non può trascendere dalla sua forma, e che attraverso la forma il contenuto si “fa”, allora cosa stiamo facendo, oggi, con le forme? Quale inconscienza cosmica ci spinge alla concentrazione della visione nelle mani di un unico soggetto esteso su scala globale?
Si parla di pruralità delle espressioni e delle idee, di libera informazione, di Internet come risorsa per la conoscenza e del libero sapere. Ma il pensiero no-profit e liberale, quello giovane ed alla moda, quello “smart” ed indipendente da tutti i grossi trust telematici, diventa a sua volta un occhio su scala mondiale, che controlla, archivia, dispone e propone nuove e totalizzanti forme di sapere, soggette a controllo e manipolazione.
Gli stessi protagonisti della battaglia al grande satana Microsoft che ci fecero benedire il libero mercato ieri sono oggi nella posizione del controllo totale dell’informazione.
Il controllo del sapere è il controllo del domani poiché le società si reggono sulla conoscenza e, perché no, sulle sue parzialità.

Se negli autoritarismi del passato il controllo del sapere storico e scientifico si faceva a colpi di censura e manganello, se le vecchie Inquisizioni giocavano un ruolo antagonista rispetto alla libera espressione, oggi il controllo del sapere si basa sull’adesione spontanea alla libera espressione e sull’esercizio arbitrario di una scelta.
Ci spaventiamo ancora del Minculpop e delle sue veline, del ministero della cultura popolare di mussoliniana memoria.
Ed allora perché non ci fa paura il controllo su scala globale di ogni contenuto e ramo del sapere umano intrapreso da Google?

L’invenzione “positiva”, cioé la scoperta e la costruzione di qualsivoglia “engine” porta con sé la probabilità dell’incidente corrispondente. La costruzione della centrale atomica segna la nascita della catastrofe atomica, la manipolazione genetica segna la nascita della castrofe biologica, l’invenzione dell’aereo segna la nascita dell’incidente aeronautico.
Ed oggi l’invenzione di Google porta con sé il peso di un’altro, ben più sproporzionato incidente, quello della catastrofe del sapere.
Un nuovo incidente che si prepara con l’avvento dell’unificazione della conoscenza. Il disastro della perdita di memoria. Con il trasferimento delle nozioni e del patrimonio intellettuale nelle effimere maglie della rete l’informazione si trasforma in una sequenza numerica la cui resistenza nel tempo non è garantita;
O meglio: la cui resistenza nel tempo è garantita da chi lega questa tutela ad interessi commerciali e di marketing.
Sempre più spesso deleghiamo la memoria allo strumento Internet.

Di cosa hai bisogno?
Digita su Google.
Non lo sai?
Digita su Google.

Napoléon crioit la moustarde.
Romule estoit saulnier,
Numa, clouatier,
Tarquin, tacquin,
Marylin, pute,
Sylla, riveran,
George Bush, vachier,
Themistocles, verrier,
Epaminondas, myrallier,
Brute et Cassie, agrimenseurs,
Vladimir Putin, larron,
Demosthenes, vigneron,
Ciceron, atize feu,
Franco, mengeur de grenouilles
Fabie, enfileur de patenostres,
Artaxerces, cordier,
Eneas, meusnier,
Achilles, teigneux,
Agamemnon, liche couille,
Ulysses, fauscheur,
Nestor, harpailleur,
Eric Schmidt, cureur d’interestes,
Page et Brin, gouguelasses,
Naomi Campbell, perceuse,
Al Gore, gallefretier,
Camillus, gallochier,
Sarkozy, esgousseur de febves,
Berlusconi, trinquamolle,
Scipion Africain cryoit la lye en un sabot,
Aznar estoit lanternier,
Hannibal, cocquassier,
Priam vendoit les vieulx drapeaulx,
Nelson Mandela estoit escorcheur de chevaulx mors.

Andy warhol estoit pescheur de grenoilles,
Antonin lacquays,
Wikipedia, librairia,
Le flibustier Nelson, gayetier,
Pertinax eschalleur de noys,
Luculle anorexique,
Justinian bimbelotier,
Hector estoit fripe saulce,
Paris estoit pauvre loqueteux,
Achilles, boteleur de foin,
Cambyses, mulletier,
Artaxerces, escumeur de potz.
Neron estoit vielleux, et Margaret Tatcher son varlet ; mais il luy faisoit mille maulx, et luy faisoit manger le pain bis et boire merdre ; luy, mangeoit et beuvoit du meilleur.
Julles Cesar et Pompée estoient guoildronneurs de navires,
Valentino et Gucci servoient aux estuves d’enfer, et estoient rage toretz,
Doulc et Gabanea estoient pauvres porchiers,
Le Pape Benedetto crieur de petitz pastez

Se fossero queste le risposte? Te lo sei chiesto?
Dico a te che stai consultando wikipedia.
Te lo sei domandato anche solo una volta?
Hai mai pensato che la tua mente vale più di un circuito al silicio?

Non è un gioco: la galassia Google si espande a velocità maggiore del big bang e già progetta di occupare lo spazio siderale, assicurandosi il controllo della conoscenza su scala cosmica.
Dal 1998 i servizi proposti ad un pubblico virtuale di più di un miliardio di persone sono decuplicati.
Un miliardo di persone, che nella quasi totalità dei casi guardano la stessa scritta ogni giorno.
Ci pensi? La stessa scritta. Gli stessi colori.
Che cambiamento può imporre nella società una tale idea di visione simultanea? Un tale esempio di ultravisione?
Se nell’Italia degli anni sessanta bastarono le autostrate ad amalgamare il tessuto sociale, cosa può significare questo, oggi?
Che valore hanno le interfacce ed i layout sulla comprensione del mondo?
Sulla mia pagina personalizzata di google leggo la posta, consulto i feed che mi interessano. Tutto a patto di accedere con un nome utente. Tutto a patto di diventare trasparente.

Essi conoscono le tue idee
Essi conoscono le tue chiacchiere
Essi conoscono i tuoi gusti sessuali e le tue intenzioni sovversive
Essi leggono la tua vita
Come in una scatola, stai

Google offre gratuitamente ai suoi utenti un servizio di posta elettronica, una suite di software in linea per la gestione ed il salvataggio di documenti come word o excel. Un calendario degli appuntamenti da condividere in rete.
Il software Picasa contribuisce a mettere in ordine le tue foto ed i tuoi video. Ti aiuta a pubblicarle.
Google Heart ti consiglia che strada fare.
Ti mostra la località di vacanza o il balcone di casa tua.
Google è l’accesso principale al web, al punto che comincia a corrispondere all’immagine che ognuno ha del rete.
Al punto che se un’informazione non compare sul Google essa non esiste.
Un accordo con NASA ha dato a questo nuovo gigante dell’informazione la via d’accesso allo spazio, occupando un settore fino a questo momento neanche immaginato dai colossi di internet.
Google consiglia dove acquistare, con froogle.
Google cataloga ed indicizza i libri e li custodisce per te.
Aggrega, Google, le informazioni per te.
Quanto denaro possiamo fare con la conoscenza? E con quali mezzi?

Un supercalcolatore veglia su tutti. Si chiama “googleplex” ed è nell’Oregon.
E dobbiamo solo sperare, ancora una volta, che non accada l’accidente. L’ultimo grande accidente: quello della conoscenza umana.

ville. accident de language.

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chaussée d'antin la fayette
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L’interaction avec un espace « vécu », sujet à l’habitude du passage, à l’accumulation des hystérismes collectifs et à la patine du temps et de l’hypnose publicitaire. C’est la ressource des nouvelles formes d’expression métropolitaine qui expriment des idées contestataires en employant l’environnement comme un langage.
Si l’homme est « jeté » à la réalité en vivant une condition de déjection par rapport aux objets et aux formes perçues, la civilité contemporaine augmente l’éloignement de la vérité (ou de la révélation éthique) en exposant nos yeux au domaine absolu de l’image, dont le pouvoir de l’éloquence se manifeste dans la publicité.
L’ultra-vision est le nouvel horizon des sociétés postindustrielles et télématiques. L’ultra-vision, est la vision indirecte par excellence : elle nous éloigne de la réalité des choses et nous tombe dans des abysses de vide apparence.
La publicité dans le métro fonctionne comme une musique incantatoire : elle s’expose à nos yeux comme la flûte du fakir étourdit la gueule du serpent. Parcours de répétitions. Dolce & Gabbana. Kelvin Klein. MacDo. PizzaHut. Mortadella & cappuccino.

chaussée d'antin la fayette
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Jusqu’à quand on arrive dans le métro Chaussée D’Antin – La Fayette, où un mystérieux génie du postmoderne capte la possibilité d’interaction avec l’espace vivant de la ville pour en faire pure signification.
Cet anarchiste du signe emprunt (il le sait ?) une pratique de subversion de l’espace publique pour le restituer à l’expression en sens envers à l’équation pavlovienne de la consommation. Le défilé des affiches sur le deux cotés des couloirs du métro est changé par des affiches peintes sur papier d’emballage : il s’agit d’arrêter le flux continué des messages publicitaires pour en faire exploser la signification, pour en subvertir la morale « thanatophobique » et restituer un moment de liberté directement à l’intérieur de la pression du rythme métropolitaine.
L’explosion est dans l’ambiguïté du geste. Ambiguïté d’après l’occupation forcée des espaces soustraits au publique. Ambiguïté d’après l’initiale sensation de confusion du cerveau qui reconnaît d’emblée un arrêt du flux pavlovien. Le cerveau qui n’accepte pas tout de suite que ne soit pas imprimé mais peint ce qu’il voit. Un passage illégal dans la pensée : on doit regarder un peux mieux pour comprendre l’indépendance du geste et réexaminer la dernière volonté d’achat.

chaussée d'antin la fayette
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rosso bar

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segotele allo zorba
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2 maggio 2007. Belleville si blocca davanti al rimbalzo mediatico elettorale.

blu polizia

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Rue d'Enghien, sede della campagna elettorale di Nicolas Sarkozy,  domenica 22 aprile, primo  turno elettorale alle presidenziali.
Nuovi culti dell'immagine: un cordone di poliziotti fa da corridoio per la sfilata di vip in venerazione.

Venezia, Cannes, Los Angeles en bleu.