gelatina & fotoni: ancora arabi [parte II]

scritto lunedì 9 giugno 2008 alle 14:04

la grossa nera - rue faubourg du temple

Hai solo fumo blu nella testa e nei polmoni.
E questa sera in fondo non è neanche troppo dorata.
Questa sera è mezza azzurra e mezza blu.
Giustamente: come il fumo nella tua mente e la nebbia nelle tue ossa.
La sera è blu e quasi fa freddo a pensarci.
Che avresti quasi bisogno di un maglione.

Ma avresti anche bisogno di un occhio che allontani ed ingrandisca ad un tempo.
Che esso ingrandisca ogni singola faccia di ogni singolo passante che si imbatta sul luogo del delitto.
Che si imbatta in una specie di RITTTTTTAAAAAAALLLLLLLLLL stordito dalla sua macchina fotografica. Con un cannone al posto dell’occhio, che spara uno scatto

appena ed incide sulla gelatina all’argento ed al bromuro l’immagine di
- un marciapiede che sale verso l’alto
(percorso da)
- una
grassissima africana nera di spalle che faticosamente lo risale, il capo coperto, costume tipico a fiori, verde
- qualche paletto con la testa bianca
(o cerino da marciapiede)
(al periferico, forse)
- una macchina che passa
- le mo-bi-let-te
- una bici
sguardi sfuggenti
Ma
La luce è talmente blu
L’ombra dei palazzi è così fredda
e pazza

La pellicoa così bianco e nero
che
- il tempo di ripresa è stato troppo lungo
così la gelatina il bromuro l’argento il polimero complesso e tutto l’ambaradam avranno preso si e no
- un corpo grasso, grigio,
- con forse qualche fiore bianco che si distingue
- scie di volti e braccia e gambe
- ed un fiammifero di strada, unico fermo in questa risacca di cellule e vento
uno di quelli con la testa bianca il corpo marrone e la mano di qualcuno sempre poggiata sopra
e quasi ti dispiace d’avere sprecato lo scatto.
E speri nella fortuna.

Ma quello arriva.
Cazzo: arriva e si infuria.
La scena lui se la cucca subito.
E quasi a bassa voce dice
“urgluglrlulgllguuuelleleluuffu-fu-fo-photo”
capito?
“urgluglrlulgllguuuelleleluuffu-fu-fo-photo”
Roba dell’altro mondo.
Roba che lo ignoro, che altro fare?
Roba che la donnona dall’aria grassa e gioviale si volta e mi guarda.
Roba che le sorrido, perdio.
Costoro mi sono simpatici.
A priori.
Come pregiudizio: giudizio emesso prima.
Mi sta simpatica questa gente.
La parola è SOPRAtTUTTO.
Anche quando essa fa male e provoca onde d’urto ed ossessioni e disperazioni.

Certo certo.
Certo certo certo.
Ma non ci hai fatto caso,
hein?
Non-ci-hai-fatto-caso?
Quello ha una barbetta strana. Una specie di pelata al contrario.
Peli di culo lunghi lunghi lunghi piantati proprio sopra l’insieme mentopappagorgia.
Anzi. Si direbbe proprio che questi lunghi e storti pelazzi siano proprio messi lì a coronare in una specie di aureola rossiccia il brutto complesso rigonfio mentopappagorgia che sostiene alla lontana il naso aquilino.
Eh si.
Una barbetta rasata tutto intorno a spuntare da orecchio ad orecchio.
Tutto sta sotto un cappellino egiziano.
Cappellino. Cartellina verde. Coranino in una mano e la benedizione di Allah (che Dio l’abbia in gloria) forse nell’altra.
Insieme al candido costume dello studente coranico.
Ma-non-ci-hai-fatto-caso?
Ma che cosa sarebbe ’sto studente coranico?
Che cosa, s c u s a?
Perché avrei dovuto? Mica sono razzista io.

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3 risposte a “gelatina & fotoni: ancora arabi [parte II]”

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