Esercizio di memoria III. Fisica. Libri. [parte II]

scritto lunedì 26 febbraio 2007 alle 14:31

mitterand

Quai de la gare. E ci fa talmente freddo in quel momento, che il bavero alzato sembra troppo piccolo. Il vento è una lama tagliente che monta in direzione della station aérienne. Da questo métro non si emerge, si scende. Il vento è talmente forte che non fai neanche in tempo a piangere di gioia.
Percorrere i 90 metri della banchina che invece dovevano essere 75. 90 metri per tutte le stazioni dalla linea 1 alla 4. Primo Novecento, dopo un lungo dibattito e le riserve delle autorità, parte il progetto del métro parigino. Contribuirà alla decisione positiva la spinta propulsiva dell'esposizione universale che segnerà profondamente la geografia della città.
Ed i fiori di Trouffaut sono sempre all'esterno. Non gelano mai. Forse scaldati dagli sguardi alcoolici di quei tre clochard che se ne stanno tutto il giorno lì davanti, sul caldo invitante della grata, anche quando piove. Anche se la profondità sputacalore è praticamente al centro della strada e davanti ad i fiori.
I divani del negozio stiloso di fianco, invece, stanno tutti dentro. Loro non devono bagnarsi.
Et du reste… "Paris tire sa beauté de ses heurts: celui entre le Centre Pompidou et les petites rues qui l’entourent, le choc du métro aérien à Passy, l’Institut du monde arabe, la Tour Eiffel, la Bibliothèque François Mitterand."
L'asfalto si alza in onda lunga ed il rital la cavalca bordo senna. Lo sguardo verso l'alto. Il naso perso fra le nuvole.

Già. Tolbiac.
L'idea che la Francia ha di una biblioteca è po' l'idea che la Francia ha di se stessa.
Una enorme spianata in legno. Quattro libri aperti dell'altezza di cento metri ciascuno. dodicimilionidilibristoccabili. duecentocinquantamilametriquadridicultura. Scale mobili. Ascensori per accedere alle sale. Due lunghissimi corridoi identici che contornano un bosco di qualche ettaro al centro, in una sorta di fossato attorno al quale si articola una struttura architettonica imponente, fatta di acciaio, vetro e legno. Tessuti che diventano ferro e ferro che si cambia in legno e tessuto. Piloni di cemento enormi che sostengono le quattro torri e otto serie di logge sospese, ad evocare la solitudine monastica dello studio. La dimensione monasteriale e spirituale della ricerca nella enormità di questa cattedrale postmoderna, composta da microunità essenziali. Una biblioteca che riassume tutte le idee di biblioteca della storia.
La grandeur.
Si entra la prima volta nella Biblioteca François Mitterand con la bocca aperta. Il timore per la cultura. La convinzione che non si meriti davvero di entrare nel tempio. Un timore revenziale e lo sguardo ammirato, mentre le scale mobili scivolano lente verso il basso, al di sotto delle torri, fra tornelli elettrici, controlli di sicurezza, raggi X Y Z. Tessere che vengono mangiate senza essere deglutite da bancomat privi di faccia ma con tre braccia ed un culo a fessura.
Ma poi arriva il vento gelido dell'inverno. La pioggia sottile.
Il legno della lunga spianata circondata dagli scaloni assorbe umido.
assorbe
umido
La temperatura scende.
Le torri sono roventi. Dal vetro rilasciano calore. Quattro parallelepipedi roventi. La spianata nel suo punto più largo punta alla Senna, che scorre più in basso di qualche metro.
Per un qualche fenomeno irreprensibilmente legato alle leggi della termodinamica ecco che un vento fortissimo se ne va a spasso proprio al di sopra del bosco, raso all'esplanade, che diventa una steppa sterile e ghiacciata.
Altri parallelepipedi in forma di gabbie (o gabbie in forma di parallelepipedi) contengono qualche cespuglio sfortunato, piegato alle esigenze del nuovo umanesimo francese. Servono per il verde, non per le forme.
E del resto a Versailles non era così differente. Il giardino francese: la mano dell'uomo che configura le forme della natura. Speculum mentis.
Vento gelido.
Le travi gonfie di liquido si irrigidiscono, se possibile. Una brina sottile ma ben radicata copre tutto.
Il vento spinge.
Le passerelle antiscivolo non si vedono.
L'impotenza prevale.
Al di sotto delle torri ci si sente come nella prospettiva Nevskij battuta dal ghiaccio pungente.
Punti neri al di sotto della struttura che diventa pressoché invisibile.
E diventa pure impossibile aiutare la vecchia che appena più avanti scivola via.
Scompare nel cielo col suo ombrello dopo una lunga scivolata a vela sul manufatto vetroso sul quale si trova a camminare. La perfezione, oh yeah, enorme perfezione di un enorme i-pod con contenuti multimediali. Scompare nel cielo. Punto nero nella massa compatta delle nuvole che non lasciano intendere il cielo. vola via lontana. Neanche scomparisse nel blu dipinto di blu, enfoirée de Mary Poppins dei poveri.
S     A     P     E     R     L     I     P     O     P     E     T     T     E     !
E pensare che avrebbe fatto una impressione ben più drôle ai gars in basso che spippacchiano le prime clopes della legge antifumo francese.
Al gelo, s'il-vous-plait.
I pini del bosco hanno allungato la testa per cercare la luce al di là del fossato in cui sono stati reclusi. Reclusi loro. Reclusi i ricercatori che li guardano e non possono passeggiarci (prerogativa dei black lavavetri o dei pompieri forzuti, reclusi ach'essi dall'altra parte del vetro). Reclusi tutti.
La forza della natura li ha spinti troppo in alto nella loro disperata corsa verso la luce. Hanno esagerato, les pauvres. Ed ora non ce la fanno più, esili, a reggere l'impatto del vento che li aspettava proprio sull'ortogonale dell'esplanade.
L'attacco procede anche dal basso. La Seine sinuosa se ne frega dei fasti del buon François e
s    c    a    v    a
s    c    a    v    a
s    c    a    v    a
s    c    a    v    a
Il bosco è risucchiato. Gli alberi insaccati come mortadelle perché non crollino sulla superficie specchiata.
I pompieri sorvegliano regolarmente. Impassibilmente.
Attendono l'accaduto?
O lo prevengono?
…l'illusione della sicurezza…
La cultura come un fatto ostile.
La dispersione del calore. Il riscaldamento impossibile ma sempre al massimo.
La perdita di equilibrio quando tutto questo crollerà su sé stesso ed inghiottirà in una massa rovente le cinquecentine e i manoscritti della sala Y non meno che le enciclopedie ed i dizionari della consultazione libera.
Tutto.
Anche la dame du vestiare. Venti anni appena. E neanche un sorriso in un anno di visita.
Sarà che il rital oggi è nero come la notte più nera che possiate pensare.

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